La tariffa puntuale. Dieci domande e risposte per capire meglio di cosa si tratta.

Migliorare le performance di raccolta differenziata, diminuire la produzione di rifiuti, garantire ai propri utenti una tariffa commisurata ai rifiuti prodotti. Scopriamo la Tariffa Puntuale.

La tariffa puntuale. Dieci domande e risposte per capire meglio di cosa si tratta.

Iniziamo con svelare un arcano. Ma si dice tariffa puntuale o tariffazione puntuale?

Per scoprire la verità abbiamo deciso di aprire il vocabolario, esercizio doloroso per chi corre sulla tastiera, ma qualche volta ci vuole.

Dunque cominciamo da “tariffa”: secondo la mitica Treccani il termine viene dall’arabo ta῾rīfa e nel suo significato originario vuol dire “notificazione, informazione” oggi per esteso significa “serie di prezzi di beni e soprattutto di servizi, qualitativamente o quantitativamente differenziati, che non si formano liberamente sul mercato volta per volta, ma vengono fissati una volta per tutte da pubbliche imprese in condizioni di monopolio” … mentre “tariffazione” significa “il determinare i prezzi di tariffa”. Spesso questi due termini vengono usati come sinonimi, ma in letteratura va per la maggiore tariffa … “tariffa avente natura corrispettiva” … “tariffa commisurata al servizio reso” e così via. Insomma la differenza non viene presa in considerazione, ma c’è. Ebbene, a parte la scelta linguistica, cosa è la tariffa puntuale?

 

1 – Cosa è la tariffa puntuale?

L’obiettivo è semplice: pagare in base alla quantità di rifiuti indifferenziati prodotti e gettati nella spazzatura. La tariffa puntuale è questo: un prezzo che nasce dal sistema di calcolo dei rifiuti prodotti dal singolo cittadino, o meglio dalla singola utenza (domestica e non domestica), che consente di determinare una tariffa proporzionale, almeno in parte, alla fruizione del servizio di raccolta rifiuti. Una tariffa figlia quindi di una gestione rifiuti, che si prefigge di calcolare, il reale volume e peso dei singoli svuotamenti dell’utenza.

Un approccio che si contrappone al sistema fino ad ora utilizzato che basa il calcolo su una presunzione di conferimento di rifiuti, siamo lontani quindi dal metodo che si basava ad esempio sul criterio dei metri quadrati dell’immobile di residenza, perché nel nostro caso, l’utente paga per quanto rifiuto indifferenziato produce: quindi meno rifiuti indifferenziati produce, meno spende. Un modo per ridurre i costi ambientali ed economici e al tempo stesso rendere più equa una tassa che sino ad oggi si è basata esclusivamente sulle dimensioni dell’immobile e il numero di utenti, penalizzando molte famiglie a basso reddito.

Ecco quindi la sfida: chi sa ridurre i rifiuti indifferenziati paga una bolletta più leggera. Un sistema equo perché ottiene una partecipazione diretta dei cittadini premiando i comportamenti virtuosi di chi differenzia correttamente i materiali riciclabili e riduce al minimo i rifiuti non riciclabili. La tariffa è equa e trasparente e la verifica del comportamento virtuoso è resa possibile dalla misurazione attraverso un sistema di lettura elettronico.

Attualmente il sistema a tariffa puntuale non è obbligatorio, ma molte leggi regionali come ad esempio l’art. 5, comma 8 della legge regionale 16/2015 della Regione Emilia-Romagna, prevede che i sistemi di tariffazione puntuale siano implementati in tutti i Comuni entro il 31 dicembre 2020.

 

2 – Quali sono i vantaggi che si ottengono adottando la tariffa puntuale?

Ecco un elenco dei principali vantaggi che si possono raggiungere grazie alla tariffa puntuale:

• rispettare gli obiettivi indicati dall’Unione Europea (ad esempio l’obiettivo del riciclo del 55% dei rifiuti urbani entro il 2025 o il riciclo degli imballaggi del 65% entro il 2035 e così via …);

• aumentare la percentuale di raccolta differenziata dei rifiuti a livello locale (con una sensibile riduzione dei costi di smaltimento);

• migliorare la qualità dei materiali differenziati a livello locale (ad esempio incrementare i corrispettivi Conai grazie alle maggiori quantità e qualità dei materiali recuperati);

• ridurre sempre più la quantità di rifiuti prodotti pro-capite;

• contare su un calcolo obiettivo dei costi del servizio di raccolta rifiuti, evitando tariffe non eque;

• introdurre un meccanismo di “premialità”: il cittadino vede premiati i propri sforzi per aumentare la differenziazione dei propri rifiuti e, conseguentemente, riduce la produzione di rifiuto indifferenziato;

• consentire un migliore monitoraggio del servizio offerto dal gestore o dall’ente locale;

• migliorare l’ambiente grazie alla riduzione dell’inquinamento prodotto dallo smaltimento e grazie all’uso dei bidoncini controllare il problema del randagismo dovuto alla rottura dei sacchi;

• migliorare l’immagine dell’ente locale che può di fatto applicare una tariffazione più equa, facendo in modo che ogni cittadino paghi realmente in proporzione al servizio richiesto ed utilizzato, e così il singolo Comune, potrà distinguersi per virtuosità e correttezza;

• modificare le scelte di consumo: nei territori che scelgono la tariffa puntuale, la grande, media e piccola distribuzione hanno cominciato a mettere in commercio prodotti con minor presenza di imballaggi superflui (ad es. latte con vuoto a rendere e prodotti alla spina) per assecondare l’interesse dei propri clienti a produrre meno rifiuti.

 

3 – Come si compone una tariffa puntuale?

La tariffazione puntuale prevede di associare la singola utenza, corrispondente ad esempio ad un nucleo familiare, al rifiuto indifferenziato che produce e di misurarlo introducendo una tariffa in parte calcolata in base alla reale produzione di rifiuto conferito da quell’utente. Fermo restando la possibilità di misurare anche altre frazioni di rifiuto, ivi compresi i conferimenti presso i centri di raccolta comunali.

Questo tipo di tariffa, in genere, si compone di una parte fissa e di una variabile: la prima, fissa, è calcolata in base alla superficie dell’immobile per le utenze non domestiche e in base al numero di componenti del nucleo familiare per le utenze domestiche e finanzia le spese non legate alla produzione dei rifiuti, come lo spazzamento delle strade, lo svuotamento dei cestini, la gestione delle stazioni ecologiche, la pulizia degli spazi pubblici, gli investimenti in opere pubbliche. La seconda, variabile, è direttamente dipendente dai rifiuti prodotti dall’utenza e copre i costi di raccolta e smaltimento. Viene misurata la cosiddetta “soglia annua minima di conferimento” che varia a seconda del numero di componenti del nucleo familiare. Vi è poi una quota variabile aggiuntiva che viene applicata solo quando si conferiscono più rifiuti indifferenziati rispetto a quelli previsti nella quota variabile minima.

Un esempio di calcolo? La somma degli svuotamenti moltiplicata per la capacità del contenitore è trasformata in volume annuale di rifiuti prodotti; ad esempio, un contenitore da 150 litri svuotato 12 volte nell’arco dell’anno corrisponde ad un volume di 1.800 litri.

Per un Comune che sceglie la tariffa puntuale, decidere quale modello di calcolo adottare è molto importante. Consea può aiutare i comuni a prendere la giusta decisione. Il modello di tariffazione è una scelta fondamentale dell’intero processo della raccolta puntuale e ne influenza la scelta. Bisogna tenere presente infatti che ogni territorio ha bisogno di un proprio processo di raccolta e, di conseguenza, del modello di calcolo appropriato: le esigenze delle grandi città, dove sono presenti utenze aggregate con numerose abitazioni, sono completamente diverse da quelle dei piccoli comuni, in cui la maggior parte delle utenze domestiche è costituita da villette, case indipendenti o condomini con poche abitazioni. Centro città, periferia, campagna, provincia per ciascuna tipologia ci sono ulteriori fattori determinanti e tra questi i più importanti sono le caratteristiche fisiche del territorio: strade strette, salite o, al contrario, strade larghe e ampie, hanno impatti differenti nella valutazione del processo da adottare, in termine di mezzi, tecnologia e soluzioni tecniche.

Quanti sono gli svuotamenti minimi che mi verranno conteggiati comunque nella bolletta? Come sarà ripartita la tariffa rifiuti per le utenze aggregate (condomini e altre utenze che condividono i contenitori)? Come saranno gestiti gli immobili non abitati o con utilizzo occasionale? Esistono agevolazioni per le famiglie con neonati o anziani o disabili? Sono tra le tante domande alle quali ciascun Comune o gestore dovrà dare la giusta risposta in base alle caratteristiche dell’utenza e del territorio.

 

4 – Cosa stabilisce il decreto 20 Aprile 2017?

Il decreto 20 Aprile 2017 (pubblicato sulla Gazzetta Ufficiale del 22 maggio n.117), entrato in vigore il 6 giugno 2017, in attuazione della legge 147/2013, detta i criteri per la realizzazione di sistemi di misurazione puntuale della quantità dei rifiuti conferiti al servizio pubblico o di sistemi di gestione.

Il decreto stabilisce quindi:

• Criteri per la realizzazione di sistemi di misurazione puntuale della quantità di rifiuti;

• Requisiti minimi dei sistemi di misurazione puntuale;

• Sistemi di identificazione (delle utenze);

• Misurazione diretta della quantità di rifiuto;

• Misurazione presuntiva;

• Determinazione dei conferimenti da parte di utenze aggregate.

Il cardine su cui gira la tariffa puntuale, almeno secondo quanto stabilito dal D.M. 20 aprile 2017 è quello della misurazione dei rifiuti. Su questo, ci viene incontro proprio l’articolo 6 del Decreto che recita a proposito della misurazione … “mediante pesatura diretta, con rilevazione del peso, o indiretta mediante la rilevazione del volume dei rifiuti conferiti da ciascuna utenza” e questo può avvenire, ovviamente, con diversi metodi.

I sistemi di tariffazione puntuale si applicano tanto alle utenze domestiche che alle utenze non domestiche che producono rifiuti assimilati agli urbani.

I sistemi di misurazione puntuale, in base all’art. 5 del DM 2017, devono consentire inoltre di:

• Identificare univocamente l’utenza per la quale l’utente effettua i conferimenti;

• Registrare il numero di conferimenti effettuati da ciascun utente, con registrazione di giorno e orario del prelievo e luogo del prelievo;

• Misurare la quantità di rifiuti (indifferenziati) conferiti.

 

5 – Quali sistemi di misurazione esistono per la tariffa puntuale?

Esistono diversi sistemi per la “contabilizzazione del rifiuto”, ovvero per conteggiare quanti rifiuti si producono (in particolare, quanti rifiuti indifferenziati) e quindi determinare l’ammontare della bolletta. Il sistema di misurazione dipende dagli accordi tra il Comune e il gestore del servizio, ed è quest’ultimo che sceglie il sistema più adatto al territorio e all’utenza, in modo da massimizzare l’efficienza e facilitare il compito ai cittadini e alle imprese.

Il primo e più utilizzato sistema, soprattutto nei Comuni con la raccolta porta a porta, sono i bidoncini o i sacchetti con chip per il riconoscimento degli utenti: in base al tipo di organizzazione e di rifiuti, esistono differenti contenitori, sacchetti, mastelli, bidoncini e bidoni con capacità variabile che possono adattarsi alle diverse situazioni, in questi casi si procede con l’apposizione dei tag transponder, il cui microchip è associato al Codice Utente di ogni cittadino, sui sacchetti (tag a perdere), oppure sui bidoncini/mastelli di plastica (tag a recupero). La tecnologia è quella RFID, che ha tre elementi: il tag, composto da un chip e da una piccola antenna che lo contorna, una seconda antenna che colloquia con quella del tag per mezzo delle onde radio e un lettore che da una parte scambia informazioni, per mezzo dell’antenna, con il tag mentre dall’altra si rivolge al sistema informatico a cui è collegato.

Quali sistemi di misurazione esistono per la tariffa puntuale?

Un secondo sistema, praticato nei Comuni in cui si effettua la normale raccolta stradale, è quello dei cassonetti con riconoscimento dell’utenza con chiave elettronica “ecochiave” o tessera associata alla calotta: ciò consente l’apertura dei cassonetti nel solo comune di residenza, limita la possibilità di conferire grandi quantitativi di rifiuto e impedisce il conferimento nel cassonetto di alcune tipologie di rifiuto come ingombranti e scarti verdi. Si tratta quindi di contenitori che consentono la misurazione del rifiuto conferito (più spesso in volume che in peso) e il riconoscimento dell’utente appunto con smart-card.

Il terzo sistema, sempre per i Comuni in cui è attiva la raccolta a domicilio, sono i sacchetti prepagati: al momento del ritiro, l’operatore addebita direttamente all’utente il numero di sacchetti prelevati che avranno quindi un costo per singolo sacchetto e che saranno poi monitorati ad ogni svuotamento per verificarne l’effettivo utilizzo da parte della singola utenza.

Ovviamente a domande come ad esempio, cosa fare se il mastello non riesce a contenere la quantità di rifiuto da conferire? Quando bisogna esporre i contenitori? Ciascun Comune o gestore darà la risposta in base alle caratteristiche dell’utenza e del suo territorio e in funzione del sistema scelto.

In conclusione, qualunque sia il sistema scelto, è certo che per partire è necessario che il servizio di raccolta sia in grado di “misurare i rifiuti” o almeno il rifiuto residuo, cioè quello destinato allo smaltimento e di attribuirne con certezza la produzione alle singole utenze. Come abbiamo potuto leggere, allo stato attuale, i sistemi di misurazione hanno ormai raggiunto la piena maturità tecnologica e possono essere adottati in qualsiasi momento.

 

6 – Chi riscuote la Tariffa puntuale?

Il Comune riscuote la tariffa puntuale, ma può decidere se affidare o meno tale attività a un Gestore. Il gestore applica e riscuote la Tariffa ai sensi dell’art. 1 comma 668 della Legge 147/2013 quale concessionario del servizio. Lo stesso gestore come concessionario è autorizzato anche all’applicazione delle sanzioni.

 

7 – Quali sono le principali criticità sulla tariffa puntuale?

• Sicuramente l’adozione di una tariffa puntuale introduce un sistema più equo e trasparente, ma affermare che con la tariffa puntuale tutti pagano sulla base di quanto prodotto non è esatto, poiché, ricordiamo, vi è una parte importante e maggioritaria della tariffa che è composta da costi indivisibili (come lo spazzamento) e da servizi presuntivamente addebitati all’utente.

• Gli enti locali di fatto possono stabilire il sistema tariffario che desiderano, pur restando nelle linee guida definite dal DPR 158/99 e dal DM del 20/04/2017  quindi spesso viene meno l’omogeneità tra i vari sistemi di tariffazione puntuale.

• La costruzione della tariffa e la determinazione degli svuotamenti obbligatori può essere un punto critico: se il numero di questi ultimi è molto alto, rispetto alle effettive necessità, di contributo variabile vero e proprio ne rimane poco. Tenere alto il numero degli svuotamenti obbligatori garantisce all’ente locale una entrata sicura, ma fa venir meno il concetto stesso di “puntualità” e di proporzionalità nella tariffa, allontanando i cittadini da un comportamento virtuoso.

• La tariffa puntuale può avere una duplice conformazione, quella di tributo o corrispettivo. La principale differenza sta nella natura (rispettivamente tributaria e patrimoniale) del prelievo, nulla avendo a che fare con le modalità di implementazione del sistema di misurazione puntuale. Entrambi i prelievi si basano infatti sullo stesso modello di raccolta, ovvero quello con misurazione. Il tributo, riguarda il regime delle entrate tributarie, è fuori campo IVA e risponde alla giurisdizione tributaria; il corrispettivo riguarda il regime delle entrate patrimoniali, è in campo IVA e risponde alla giurisdizione ordinaria. In particolare, l’Iva è normalmente applicata da tutti i gestori che riscuotono la TARIP. Molti sollevano dubbi sulla natura patrimoniale della Tarip, ritenendo che questa sia identica alla Tia e che quindi vada considerata come un tributo. Permane pertanto una certa incertezza sull’interpretazione, che ancora la giurisprudenza non ha risolto con fermezza.

 

8 – Come si calcola la tariffa per le utenze non domestiche?

Per quanto riguarda le utenze non domestiche, il calcolo è abbastanza simile. In questo caso la quota fissa tiene in genere conto solo delle superfici mentre quella variabile è costruita sulla base dei rifiuti effettivamente conferiti. I comuni inoltre, prevedono incentivi per chi porta i rifiuti nelle isole ecologiche e riduzioni per chi dimostra di averli avviati a riciclo a propria cura e spese. In particolare, la misurazione dei rifiuti per questa tipologia di utenze consente anche di tenere sotto controllo il livello quali-quantitativo dei rifiuti conferiti nel rispetto dei limiti di assimilabilità previsti nel Regolamento del Comune.

 

9 – Esistono controlli e sanzioni sulla tariffa puntuale?

Succede spesso, specie nei casi in cui si usino a livello stradale calotte ad accesso controllato solo per il residuo – lasciando libero accesso ai cassonetti delle riciclabili – che si vada incontro ad un drastico peggioramento della qualità di ciò che viene conferito per essere riciclato. Insomma la tentazione di gettare magari nel cassonetto della carta un sacchetto di materiali non riciclabili è alta. I controlli sono comunque fondamentali per ciascun sistema basato sull’introduzione di nuove regole di conferimento: controlli sul campo effettuati dalle forze locali di polizia (anche con l’ausilio di fototrappole) e dalle associazioni di volontari e segnalazioni di quelle utenze che non conferiscono i propri rifiuti in modo regolare e che possono portare a sanzioni.

 

10 – Come costruire la Tariffa Puntuale?

Costruire una tariffa puntuale equa e trasparente, premiare chi fa bene la raccolta differenziata è un cammino lungo e complesso che richiede professionalità e competenze di alto profilo. Un comune, insieme al gestore, che vorrà adottare questa nuova gestione rifiuti dovrà seguire un percorso a tappe nel corso del quale la scelta dei partner giusti sarà determinante per il successo. A cominciare dalla progettazione della tariffa puntuale attraverso simulazioni di tariffe e redazione di piani finanziari sulla base di un regolamento, passando per l’implementazione dei sistemi per il monitoraggio e il controllo dei mezzi, organizzando la consegna e la geolocalizzazione dei materiali, progettando il giro di raccolta e la misurazione del conferimento, dotandosi infine di un adeguato sistema software di tipo gestionale, gli amministratori locali avranno bisogno di dotarsi di un buon “navigatore” per raggiungere la meta.

Consea è il compagno di viaggio ideale per i comuni che vogliono intraprendere questo percorso. Siamo ingegneri, architetti, sviluppatori, tecnici e consulenti specializzati: un team con competenze informatiche e una profonda conoscenza del settore ambientale e tributario. Una società, la nostra, in grado di gestire tutta la filiera del servizio di raccolta rifiuti urbani: dalla organizzazione del servizio, alla sua applicazione, fino alla riscossione della TARIP. Possiamo sostenere comuni e gestori con consulenze progettuali, strategiche e informatiche nel passaggio da TAR a TARIP. Consea può aiutare e consigliare su tanti argomenti: dall’individuazione del criterio per la realizzazione di un sistema di misurazione puntuale della quantità di rifiuti conferiti al pubblico servizio, alla creazione, a fronte dei criteri scelti di misurazione, di un modello di tariffa commisurata al servizio reso di gestione dei rifiuti urbani e dei rifiuti assimilati, fino all’introduzione di sistemi in grado di utilizzare diversi metodi per calcolare la tariffa dei rifiuti in base al sistema PAYT (Pay As You Throw).

0 Commenti

Lascia una risposta

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *

*

*